Da un’immagine AI ad una creazione personalizzata: cosa si può fare davvero?
Fino a qualche tempo fa, quando qualcuno mi contattava per una creazione personalizzata, il messaggio iniziava quasi sempre così: “Ti racconto un’idea.”
Adesso sempre più spesso comincia invece con: “Ti mando un disegno.”
E confesso che, in quel momento, comincio leggermente a sudare, perché quel disegno, molto spesso, è stato creato con l’intelligenza artificiale.
Prima che qualcuno pensi che stia per partire la crociata dell’artigiana contro l’AI, fermiamoci subito: l’intelligenza artificiale la uso anch’io.
Avrei potuto decidere di combatterla e probabilmente perdere la battaglia, oppure cercare di capire come utilizzarla all’interno del mio lavoro, ho scelto la seconda strada.
Il punto, secondo me, non è quindi se usare o non usare l’AI, il punto è QUANDO entra nel progetto e cosa è successo prima che quell’immagine venisse generata.
Ed è proprio facendo due esperimenti completamente opposti che mi sono resa conto di quanto possa cambiare il risultato:
Da un'immagine AI ad una creazione personalizzata: il disegno non è ancora il progetto
Un’immagine può essere molto bella, può raccontare perfettamente un’atmosfera, raccogliere passioni, colori, oggetti e dettagli della persona, ma il passaggio da un’immagine AI a una creazione personalizzata non consiste semplicemente nel prendere quello che vedo e rifarlo con le mani.
Perché un disegno non deve preoccuparsi di:
dimensioni reali;
spessori;
peso;
gravità;
punti di appoggio;
fragilità;
profondità;
cosa succede dietro e di lato;
quanto un dettaglio rimarrà leggibile quando sarà grande pochi millimetri.
Io sì. L’intelligenza artificiale può aiutarmi a vedere un’idea ma il mio lavoro comincia quando dobbiamo farla diventare reale.
Primo esperimento: dare all’AI un progetto che avevo già realizzato

Anche il primo caso, in realtà, è stato un esperimento.
Le bomboniere di Kimberly le avevo già progettate e realizzate, l’intelligenza artificiale non è intervenuta nella loro creazione e non mi ha aiutata a decidere come dovessero essere.
Ho fatto invece il percorso contrario.
Sono partita da una creazione che esisteva già e ho provato a raccontarla all’AI come se dovessi ancora progettarla da zero.
Le ho dato tutte quelle informazioni che, da artigiana, avevo già considerato durante la realizzazione: le dimensioni molto piccole della bomboniera, le proporzioni tra testa e corpo, il tipo di volto, gli occhi grandi, i colori, gli elementi indispensabili e soprattutto i limiti legati al materiale e alla fragilità dei dettagli.
In pratica non le ho detto semplicemente:
“Fammi una bomboniera.”
Le ho spiegato come quella bomboniera avrebbe dovuto funzionare nel mondo reale, e il risultato è stato interessante proprio per questo.
Quando l’intelligenza artificiale riceve già tutte le informazioni nate da un ragionamento artigianale, riesce a restituire un’immagine molto più vicina a qualcosa che potrebbe effettivamente essere realizzato.
Ma il punto importante è un altro: quel ragionamento non lo aveva fatto l’AI.
Lo avevo già fatto io.
L’esperimento mi è servito quindi a capire cosa succede quando all’intelligenza artificiale non chiediamo di inventare liberamente un oggetto, ma le forniamo già dimensioni, proporzioni, vincoli e scelte nate dalla conoscenza del materiale.
Ed è proprio da qui che è nata la curiosità di fare l’esperimento opposto: cosa succede se, invece, tutte queste informazioni non gliele diamo?
E se facciamo esattamente il contrario?
Per il secondo esperimento ho ribaltato completamente il procedimento.

Ho dato all’AI soltanto alcune informazioni sulla persona e le ho chiesto di immaginare un ritratto in cornice.
Le indicazioni sono state queste:
Ritratto per una donna di 40 anni.
Lavora come veterinaria.
Ha un cane e un gatto a cui è molto legata.
Ama viaggiare, soprattutto New York.
Fa yoga.
Adora le piante.
Ha capelli lunghi ricci castani e occhi verdi.
Il regalo è per il suo compleanno.
E basta! Non le ho dato nessuna delle informazioni che normalmente utilizzerei io prima di progettare una creazione.
Niente dimensioni.
Niente indicazioni sul materiale.
Niente profondità disponibile.
Niente limiti legati alla fragilità.
Niente indicazioni su quanto un dettaglio possa essere realmente modellato e rimanere visibile.
E soprattutto niente stile Flipperandme.
Volevo vedere cosa sarebbe successo lasciando all’AI il compito di trasformare liberamente quelle informazioni in un’immagine.
Il risultato è stato un disegno molto ricco, bello eh, bellissimo!
New York, fotografie, viaggio, yoga, piante, professione, cane, gatto, libri, piccoli oggetti.
Tutto perfettamente possibile dentro un’illustrazione.
...Poi però ho provato a farlo diventare reale!
Dal disegno alla materia: quello che cambia davvero
Ed è qui che è cominciato il mio lavoro, perché non bastava decidere quali elementi eliminare, bisognava tradurre il disegno.
Per prima cosa c’è una differenza apparentemente banale, ma fondamentale: un’illustrazione è piatta. Una creazione no.
Anche un ritratto inserito all’interno di una cornice, che rispetto a una statuina o a un cake topper rimane sicuramente più “piatto”, possiede comunque una sua tridimensionalità.
Il volto occupa spazio.
I capelli occupano spazio.
Il muso del cane e quello del gatto occupano spazio.
Una mano, un braccio, una pianta o qualsiasi altro elemento non vengono semplicemente disegnati sopra a tutto il resto.
Nell’illustrazione, per esempio, il braccio è sollevato verso il viso, in una cornice non è detto che sia una buona soluzione. A meno di progettare una struttura molto più profonda e incassata, rischierebbe di sporgere troppo dal piano, diventare più fragile e, secondo me, rendere anche la composizione meno armoniosa.
Lo stesso vale per il gatto, posso modellarlo dandogli volume, naturalmente, ma se volessi farlo “uscire” dal quadro esattamente come può succedere in un’illustrazione, avrei bisogno di progettare una profondità completamente diversa.
Quindi la prima domanda non è: “Come faccio a copiarlo?”
È: “Come faccio a farlo funzionare davvero?”
Non tutto quello che vediamo deve entrare nella creazione
Nel disegno originale c’era praticamente tutta la vita della protagonista ma io ho scelto ciò che poteva raccontarla senza trasformare pochi centimetri in una gara a chi riesce a farci stare più cose.

Sono rimasti: lei, la sua professione, il cane, il gatto, il viaggio, una pianta, un libro, il richiamo allo yoga e il numero 40 che addirittura nell'illustrazione mancava (ma che compleanno è senza il numero!).
Altri elementi sono scomparsi.
Perché ogni piccolo oggetto modellato significa anche materiale e soprattutto tempo di lavoro....SPOILER: Quindi anche costo!
A volte progettare bene significa anche sapere cosa togliere, non per fare meno ma per far funzionare meglio tutto quello che rimane...e rimanere dentro costi ben precisi.
In conclusione, non so dire se questa sarebbe stata la proposta che avrei fatto ad un cliente reale, indubbiamente avere un disegno di riferimento condiziona un pò il pensiero creativo, ma partire dal disegno non necessariamente è sinonimo di disastro mondiale!
Anche un occhio deve essere tradotto
In questo secondo esperimento ho fatto anche una piccola modifica rispetto ai miei ritratti personalizzati abituali.

Ho leggermente aumentato la dimensione degli occhi.
Il disegno di partenza aveva un’impostazione molto illustrata e volevo capire fin dove potevo andare incontro a quel riferimento senza allontanarmi dal mio stile, e devo dire che il risultato non mi dispiace affatto.
Anzi, potrebbe perfino essere uno di quei piccoli esperimenti che, nel tempo, mi porteranno a modificare ancora qualcosa nel mio modo di realizzare i volti, ma anche un dettaglio apparentemente semplice come un occhio mostra benissimo la differenza tra immagine digitale e materia.
Nell’illustrazione l’occhio ha un bordo nero, il verde, altre sfumature, punti luce e tanti piccolissimi passaggi cromatici, in pochi millimetri di pasta tutto questo deve necessariamente essere sintetizzato.
Si perché vi ricordo che io non sono tanto normale e realizzo gli occhi direttamente in pasta proprio perché voglio mantenere la possibilità di personalizzarli.
Gli occhi delle persone raramente sono semplicemente “verdi” o “marroni”, una volta una cliente mi ha descritto quelli del figlio come “color minestrone”. 😜
Ed era una descrizione perfetta: un po’ verdi, un po’ marroni, con sfumature difficili da infilare dentro una casella predefinita.
Un elemento stampato potrebbe probabilmente permettere una precisione grafica maggiore, ma avrebbe anche dei limiti nella personalizzazione, ecco perché preferisco continuare a finirmi le diottrie e cercare ogni volta il colore, la forma e la combinazione più adatti alla persona che sto rappresentando.
Anche quando questo significa follia...no scherzo volevo dire sintetizzare!
Il disegno non dovrebbe chiudere il progetto prima ancora che inizi
Ed è forse questo uno dei motivi per cui preferisco che un’immagine AI non diventi automaticamente un progetto da eseguire.
Se arriva prima ancora che io abbia parlato con il cliente, rischia di rendere definitive una quantità di scelte che definitive non sono, magari un elemento sarebbe troppo fragile, magari la composizione sarebbe troppo profonda.
Magari togliendo tre oggetti il risultato sarebbe molto più leggibile, oppure magari io avrei immaginato tutt’altro.
Il disegno non dovrebbe chiudere il ragionamento prima ancora che sia iniziato, dovrebbe essere, semmai, il risultato visivo di un ragionamento fatto insieme.
Questo non significa che se mi mandi un’immagine creata con l’intelligenza artificiale io la ignorerò, al contrario mi aiuta a capire cosa ti piace e a vedere quali elementi per te sono importanti, quale atmosfera immaginavi, quali colori ti hanno colpito.
Ma rimane un riferimento, non un contratto da riprodurre millimetro per millimetro.
E lo stesso vale quando un’immagine riprende in modo riconoscibile lo stile o il lavoro di un altro artista o artigiano: non utilizzo una reference per copiare il lavoro di qualcun altro.
Deve comunque passare attraverso il mio modo di progettare e di modellare.
Per dirla nel modo meno elegante possibile: le mie mani non sono una stampante 3D. 😜
Andare incontro al cliente senza diventare una bandiera al vento
L’esperimento sugli occhi mi ha fatto riflettere anche su un’altra cosa: posso modificare qualcosa, posso provare, posso spingermi un po’ più in là rispetto a quello che faccio abitualmente, anzi, è proprio così che uno stile evolve.
Io stessa non considero mai i miei volti “arrivati”, continuo a osservare, provare, modificare proporzioni e cercare modi per migliorarmi, in perfetto stile vergine ascendete artigiana.
Si può darsi benissimo che tra qualche anno i miei volti siano ancora diversi, ci metto la mano sul fuoco perché Elena e accontentarsi non stanno mai nella stessa frase e se guardo quello che realizzavo anni fa, del resto, il cambiamento è già evidente.
Ma voglio che quell’evoluzione nasca dalla mia ricerca e dalle esperienze che faccio nel tempo, non dal tentativo di trasformarmi ogni volta esattamente nell’immagine che mi viene mostrata, soprattutto quando è generata dall'intelligenza artificiale che tende molto a standardizzarsi.
Perché migliorare ed evolvere è una cosa, perdere il proprio linguaggio è un’altra.
Se oggi cercassi di imitare un’illustrazione, domani un’altra completamente diversa e dopodomani uno stile ancora differente, alla fine quale sarebbe il mio?
Diventerei una specie di bandiera al vento, spostata ogni volta dalla richiesta successiva.
Ed è proprio questo che cerco di evitare.
Ma come faccio a sapere se mi piacerà?
È una delle domande più comprensibili quando si ordina qualcosa che ancora non esiste, e la risposta più sincera che posso dare è: devi fidarti del mio stile.
Una creazione artigianale completamente personalizzata non è un oggetto che posso realizzare, mostrarti e poi chiederti: “Ti piace? Lo compri?”
Questo per me è un lavoro vero, con tanto di partita iva, e questo non sarebbe sostenibile!
Per questo, prima di affidare un lavoro completamente personalizzato a un artigiano, credo sia importante guardare quello che fa, non soltanto una singola creazione, guardare i suoi volti, i colori, le proporzioni, i dettagli e soprattutto il modo in cui interpreta le persone e le loro storie, e capire se quel linguaggio ti piace.
Posso ascoltare una richiesta, modificare alcuni elementi, provare qualcosa di nuovo e avvicinarmi maggiormente a un riferimento, ma se per ottenere il risultato devo smettere completamente di lavorare come Flipperandme, probabilmente non sono io la persona giusta per quel progetto.
E va bene così.
Quando mi affidi una creazione che ancora non esiste, non ti sto chiedendo di immaginare esattamente il risultato finale, ti sto chiedendo di guardare quello che faccio e capire se ti fidi del mio modo di raccontare le persone.
Quindi l’intelligenza artificiale è utile o no?
Per me sì, moltissimo, anche, ma funziona meglio quando entra dentro un processo, non quando lo sostituisce.
Può aiutarmi a visualizzare una composizione, mi aiuta tutti i giorni, come ho dichiarato sul sito, a correggere luminosità e sfondo dei mie scatti.
Può aiutare anche un cliente a mostrarmi qualcosa che magari a parole avrebbe avuto difficoltà a spiegarmi, ma tra quell’immagine e una creazione reale rimangono il progetto, la scelta, il materiale, la tecnica, il tempo e soprattutto le mani di chi dovrà realizzarla.
L’intelligenza artificiale può generare un disegno in pochi secondi.
Il disegno può essere pronto, la creazione no.
Quindi si può partire da un'immagine AI ed arrivare ad una creazione personalizzata?
Assolutamente sì, può aiutarmi a capire molto velocemente ciò che stai immaginando.
Questo però non significa che il risultato finale sarà necessariamente identico all’immagine.
Dimensioni, materiale, tridimensionalità, stabilità, fragilità e leggibilità dei piccoli dettagli possono richiedere semplificazioni o reinterpretazioni.
La creazione finale verrà comunque tradotta nello stile Flipperandme.
Si può realizzare una creazione personalizzata partendo da un disegno invece che da una foto?
Sì, un disegno può essere un ottimo punto di partenza per capire l’idea, l’atmosfera e gli elementi che vorresti inserire, ma, esattamente come accade con un’immagine AI, dovrò poi valutare cosa sia realmente traducibile nel materiale, nelle dimensioni e nella struttura della creazione.
Il disegno è quindi una reference da cui partire, non necessariamente qualcosa da riprodurre in maniera identica.
Se ho già il disegno AI, la creazione costa meno?
Non necessariamente, il disegno può aiutare a visualizzare l’idea, ma devo comunque valutarne fattibilità, proporzioni, dimensioni, materiali e dettagli e poi realizzare tutto a mano.
In alcuni casi un’immagine particolarmente complessa può richiedere addirittura un ulteriore lavoro di traduzione e progettazione.
Il prezzo dipende quindi dalla complessità reale della creazione, dalle dimensioni, dai dettagli e dal tempo necessario per realizzarla, non dal fatto che esista già un’immagine di partenza.
Hai già un disegno o un’idea in testa?
Mandamelo, suderò un po', ma una volta ripresa possiamo usarlo come punto di partenza per capire cosa vuoi raccontare, quali elementi per te sono indispensabili e come trasformarli in qualcosa che possa esistere davvero.
Magari resterà quasi tutto, magari cambieremo qualcosa o magari scopriremo che togliendo un dettaglio il progetto funziona molto meglio.
È esattamente lì che, per me, comincia la parte più interessante: quando l’immagine smette di essere soltanto un disegno e deve diventare una creazione.






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